Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1918..

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Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1918..

Il quarto appuntamento con la nostra rubrica vede protagonista l’anno 1918, niente po’ po’ di meno che l’anno conclusivo della Prima Grande Guerra.

Ma vediamo insieme quali eventi hanno caratterizzato la nostra bella Bologna.

A febbraio venne istituito il Quinto Prestito nazionale dal ministro delle Finanze Francesco Saverio Nitti, per ottenere prestiti e finanziamenti a sostegno della guerra, coinvolgendo anche il cinema in particolare, ogni 10 lire veniva consegnato in dono un carnet di biglietti.

Gelosi dei propri simboli e monumenti, con una guerra che non sembrava dare segni di cedimento i bolognesi, già dal 1914 avevano cercato di proteggere bellezze come la Statua del Nettuno, la Madonna di Nicolò dell’Arca, la statua di papa Gregorio XIII sulla facciata di Palazzo d’Accursio e il prezioso altare Delle Masegne in San Francesco, costruendoci una sorta di capanna in legno imbottita di sacchi di sabbia; nel 1918 però decisero addirittura di spostare la Statua del Nettuno nei sotterranei del Palazzo Comunale, per paura che venisse distrutta da una delle incursioni aeree.
Essa tornerà al suo posto il 4 ottobre 1919, al termine del conflitto.

Con una guerra in atto si era fermato tutto, compresa la pubblicazione di riviste, fu così che i giovani Giuseppe Raimondi e Riccardo Bacchelli desiderosi “di far rinascere la cultura” decisero di creare la rivista “La Raccolta”, stampata in una tipografia di Strada Maggiore, che il 15 marzo uscì per la prima volta e che successivamente ospitò lavori di Cardarelli, Binazzi, Soffici, Ungaretti e tanti altri artisti anche stranieri.
La rivista cesserà le pubblicazioni nel 1919.

Nel maggio del ’18, inoltre, Mussolini fece visita a Bologna per parlare al Teatro Comunale in occasione dell’inaugurazione dell’Associazione bolognese mutilati e invalidi di guerra. Ne seguirà poi una violenta rissa, con numerosi feriti e contusi.

Villa Puglioli di Casaglia, che era stata pensata come sanatorio per i malati di TBC, venne adibita a colonia all’aperto per bambini bisognosi “predisposti alla tubercolosi”. Più di 70 bambini passarono la loro estate fuori, fra passeggiate nei boschi e cibi salutari e adeguati alle loro condizioni.
La struttura disponeva di ogni servizio, acqua, luce elettrica, cucine, dispense, bagni, refettorio e ai piani superiori, di sale-dormitorio con una capienza di circa 200 bambini.
Alla fine della guerra la struttura ospitò per alcuni mesi 600 bambini austriaci e nel 1919 venne potenziata e allargata con la ristrutturazione di un fabbricato annesso alla villa.

Fra le notizie più spiacevoli sicuramente rientra quella dell’influenza spagnola, la più grande pandemia del secolo, responsabile di oltre 50 milioni di morti in tutto il mondo che colpì Bologna, dal giugno del 1918 diffondendosi rapidamente in tutte le classi sociali, colpendo in particolare i bambini. La mortalità fu elevata soprattutto tra i soldati, per le pessime condizioni di vita a cui erano sottoposti nelle trincee.
In città si cercava di limitare gli affollamenti, chiudendo scuole, teatri, fiere e mercati.

In quel periodo però furono grandi i festeggiamenti per la riuscita difesa del fronte sul Piave, luogo in cui furono respinti gli austriaci, evitando il diffondersi dei nemici nella pianura padana.
Le strade del centro si riempirono di bandiere tricolori. Il comandante territoriale generale Segato venne portato in trionfo dalla folla. Il sindaco Zanardi fece esporre in municipio le bandiere alleate. Il capitano degli alpini e mutilato Angelo Manaresi tenne un comizio davanti al monumento di Garibaldi in via Indipendenza, mentre una crocerossina americana reduce dal fronte parlò dal monumento di piazza VIII Agosto dei furiosi combattimenti in corso.
La solideriatà nei confronti dei soldati e delle loro famiglie si espresse poi nei giorni successivi in pubbliche sottoscrizioni.

Nel Luglio del 1918 si costituì la sezione bolognese dell’Unione italiana del Lavoro. Diretta da Ettore Cuzzani, ex sindacalista anarchico passato con Alceste De Ambris al fronte interventista e Adelmo Pedrini,cominciò a fare concorrenza alla Camera Confederale e la Vecchia Camera del Lavoro anarchica. Fu un tentativo della massoneria di penetrare nel mondo sindacale (Onofri).

A Villa delle Rose, nei pressi del Meloncello, con il sostegno della Croce Rossa americana, aprì un asilo per gli orfani di guerra e tutti i bambini bisognosi. A Bologna i bambini privati dei genitori dalla guerra furono, infatti, più di 7.000.

Giunti a novembre, non appena si diffuse la notizia della liberazione di Trento e Trieste, gli interventisti del gruppo Pro Patria invasero Palazzo d’Accursio. Alla sera il sindaco Zanardi venne vivacemente contestato e gli interventisti si recarono al monumento di Garibaldi, dove si posero l’obiettivo di cacciare i socialisti dal municipio.
La sera del 4 novembre tutti i bolognesi scesero per le strade e non appena Zanardi riprese la parola, gli interventisti se ne andarono e tennero un duro comizio antisocialista in via Indipendenza.
Il 5 novembre poi i sindacati organizzarono una manifestazione per la fine della guerra, con la sospensione del lavoro per alcune ore.
I nazionalisti, per rappresaglia contro la “ragazzaglia socialista” assaltarono la Camera del Lavoro di via Cavaliera, definita “Camera dell’Ozio”, in cui Zanardi stava parlando. Ci furono diversi scontri tra socialisti e manifestanti patriottici in piazza Maggiore e sotto il portico del Podestà Zanardi venne assalito da un gruppo di nazionalisti e colpito da “pugni solidissimi”, prima di essere scortato in municipio da un capitano dei carabinieri.

Dopo la separazione dell’impero austro-ungarico quasi 400.000 prigionieri italiani vennero rilasciati. Inizialmente furono ospitati negli stessi campi che accolsero i militari sbandati dopo la rotta di Caporetto, un anno prima.
Grazie alla buona volontà dell’Azione civile bolognese, la Lega delle famiglie, le Opere Federate, la Croce Rossa americana, nei campi gli veniva servito un pasto caldo e un riparo per la notte, venivano vestiti e sottoposti a disinfestazione.
Le condizioni erano comunque pessime e qualcuno sosteneva che venissero trattati peggio dei prigionieri austriaci.
La smobilitazione dei campi sarà avviata a dicembre.

Finita la guerra, il Prefetto di Bologna, sollecitando il Ministro del Tesoro ad approvare il piano di lavori pubblici presentato dal Comune in accordo con la Camera del Lavoro per 100 milioni, si poneva l’obiettivo di restaurare l’impianto fognario, la rete stradale, la costruzione di alloggi popolari, strutture scolastiche, il nuovo macello, l’ampliamento del cimitero per completare i progetti rimandati durante il conflitto, ma allo stesso tempo di cercare di risolvere il grave problema della disoccupazione.
Più di 20.000 operai vennero licenziati dalle industrie prima impegnate nella produzione bellica ed era necessario trovare un posto per i soldati congedati che, senza lavoro, non vedevano alcun beneficio dopo i sacrifici sofferti.

Il 1918 fu insomma un anno pieno e non fu così semplice da gestire.

Gli eventi da noi elencati sono ovviamente soltanto una minima parte di ciò che avvenne quell’anno, speriamo che i sacrifici di quel tempo siano serviti a qualcosa, che i nostri ragazzi non dimentichino per non ripetere gli stessi errori.

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