Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1938…

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Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1938…

Il sesto appuntamento con la rubrica dei 130 anni di Bologna è arrivato; siamo giunti al 1938 che come potete immaginare è stato un anno un po’ particolare per la città come per il resto del mondo che si preparava al 2° scontro mondiale.

In vista di quella che sarebbe stata una delle peggiori guerre mai viste, la città, per mano del comitato provinciale di protezione antiaerea cominciò a prepararsi ad ogni evenienza distribuendo un opuscolo contenente “Norme pratiche di protezione antiaerea per la popolazione” e organizzando prove, nelle notti del 3 e 4 giugno, in modo che i bolognesi familiarizzassero con il suono delle sirene e con le misure per l’oscuramento totale.

In questo periodo cominciarono a diffondersi le leggi razziali che portarono i sentimenti di odio nei confronti degli ebrei anche nella nostra amata Bologna.

Venne indetto il censimento nazionale riservato alle persone di razza ebraica; a Bologna 877 persone erano iscritte alla Comunità su una popolazione di 300.000 abitanti e persone di spicco come il rabbino Alberto Orvieto, il presidente Gino Zabban, molti professori universitari, industriali, impiegati dell’amministrazione pubblica e anche l’allora allenatore del Bologna FC Arpad Weisz, vincitore di due scudetti e del Torneo di Parigi, furono costretti a lasciare non solo i loro posti di lavoro ma anche la città, spesso per essere deportati e uccisi nei campi di concentramento.

Una decina di scienziati ebbero poi la geniale idea di pubblicare in forma anonima sul “Giornale d’Italia” del 15 Luglio il manifesto dal titolo “Il Fascismo e i problemi della razza” nel quale venivano esplicitati i principi della politica razzista del regime, l’esistenza di una “razza pura” italiana ed ariana alla quale gli ebrei ovviamente non appartenevano, rappresentando al contrario “l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia“.
Tra i redattori figura il prof. Arturo Donaggio, direttore della clinica neuropsichiatrica dell’Università di Bologna e presidente della Società italiana di Psichiatria.
Il manifesto degli scienziati razzisti venne poi ripubblicato il 5 agosto seguente sul primo numero della rivista “La difesa della razza” diretta da Telesio Interlandi costituendo un importante punto di riferimento teorico per le successive leggi razziali contro gli ebrei.

In un articolo del “Resto del Carlino” un giornalista scrisse che non era giusto che l’Università di Bologna ospitasse così tanti studenti stranieri, soprattutto ebrei, perchè contrari agli insegnamenti fascisti; questo fu il primo dei tanti articoli pubblicati per preparare l’opinione pubblica alla questione razziale e alle leggi antiebraiche.

Il rettore Ghigi si mostrò in accordo con esso e contrario al fatto che le università italiane potessero essere “un comodo asilo per quelli stranieri ebrei che sono respinti dagli altri Paesi”.

Venne approvata la legge per “la difesa della razza nella scuola fascista” e come dicevamo insegnanti e studenti ebrei furono espulsi dalle scuole di ogni ordine e grado. L’università di Bologna fu quella che ebbe il maggior numero di espulsioni, oltre cinquanta docenti vennero licenziati, nonostante 11 di essi godessero di fama internazionale.
Alcuni professori scelsero di emigrare, soprattutto negli Stati Uniti e in America Latina, dove poterono riprendere i propri studi.

Gli ebrei non comparivano più sugli elenchi telefonici o sui necrologi, non potevano sposarsi con ariani, oltre alle scuole non potevano più frequentare neanche le biblioteche pubbliche o iscriversi ad associazioni e circoli sportivi e alcuni locali del centro ne vietavano l’ingresso.

Durante il discorso d’inizio anno (1938-1939) il Rettore affermò che quello della razza era “il problema di politica interna che maggiormente interessa il Regime in questo momento” e che il governo doveva porsi l’obiettivo di “salvaguardare l’integrità della stirpe” da “deprecabili mescolanze” con razze inferiori.
Inoltre liquidò la vicenda dell’espulsione dei professori in due parole dicendo che “I recenti provvedimenti a tutela della razza rendono vacanti altre 11 cattedre, alle quali sarà provveduto entro breve termine”.

In via Pietralata il comune di Bologna istituì una scuola con due pluriclassi, costituita da locali “del tutto separati da quelli destinati ai fanciulli di razza italiana”. In un secondo momento trasferì la scuola in via Zamboni n. 2 e vi mise due maestri ebrei ad insegnare: Giorgio Formiggini e Iris Pardo.
La Comunità ebraica organizzò poi autonomamente la scuola media e media superiore in via Gombruti, sotto la guida di Ferruccio Pardo, ospitando circa 40 ragazzi.

Di passaggio da Bologna nel corso della sua visita ufficiale in Italia, Hitler venne accolto e salutato da un’enorme folla alla stazione centrale, che era stata addobbata dei simboli nazisti e fascisti e dalle bandiere nazionali.
All’arrivo del treno, la banda Presidiaria suonò l’inno tedesco, nel frattempo duecento locomotive allineate sui binari fischiarono contemporaneamente.
Il viaggio del Fuhrer venne preparato e gestito con molta cura dallo stato fascista, desideroso di fare bella figura davanti all’“importante” ospite tedesco.

Nell’area del parco dell’antica villa De Lucca, venne inaugurato il Villaggio della Rivoluzione, una piccola “città giardino”, voluta dal segretario federale Cesare Colliva e costruita dall’Istituto delle Case Popolari (IFACP), destinata alle “famiglie dei caduti, feriti e mutilati per la causa della rivoluzione fascista“. Essa era costituita da 56 alloggi, 11 villette, un asilo nido e un rifugio antiaereo. Le strade avevano nomi come “via delle Camicie Nere”, “via del Legionario”, “via dello Squadrista”, ecc..e solo nel dopoguerra cambiarono in onore dei partigiani caduti, alcuni dei quali uccisi proprio in quel luogo.

Come si suol dire le sfortuna non vengono mai da sole, infatti, oltre alle bruttezze del nazi-fascismo, ci fu un tragico incidente durante la Mille Miglia, nel secondo passaggio per Bologna infatti la Lancia Aprilia contrassegnata dal numero 101 sbandò attraversando i binari del tram e travolse la folla circostante. I due piloti rimasero illesi, ma lo scontro provocò ben dieci morti, tra cui sette bambini e fece decine di feriti.
A seguito di questo incidente il governo proibì la disputa di gare automobilistiche su “strade metropolitane”.

In tanti avvenimenti tragici visti nel 1938 alcuni si differenziano dagli altri perchè buoni e orgogliosamente ricordati dai bolognesi.

In primis Claudia Testoni vinse gli Europei di Vienna stabilendo il record del mondo negli 80 ostacoli con 11,6 secondi, battendo la tedesca Lisa Gelius e riconquistando per ben 6 volte il primato del mondo in questa gara.
A sottolineare il suo valore occorre ricordare anche il titolo mondiale di salto in alto da ferma stabilito nel 1932 con 1,29 m.

Altro avvenimento finalmente utile fu la trasformazione della linea Bologna-Vignola in ferrovia elettrica con inaugurazione fissata al 28 ottobre, nella ricorrenza della Marcia su Roma. Nella tratta spiccava il ponte ferroviario a cinque campate in cemento armato sul Panaro, il più lungo d’Italia a quell’epoca. Notevole fu anche il cavalcavia pedonale e ferroviario che a Casalecchio consente di oltrepassare la ferrovia Porrettana, percorsa da oltre 60 treni al giorno. Vennero costruite inoltre 11 nuove stazioni e a Casalecchio vennero edificati il deposito-officina, la sottostazione di alimentazione elettrica e la direzione.

Non potevano mancare gli aspetti culturali dell’anno che videro la trasformazione dello storico teatro Contavalli in cinematografo, l’apertura della nuova sede della casa editrice Zanichelli in via Irnerio disegnata dall’ingegnere bolognese Luigi Veronesi, uno dei pochi edifici della città rivestiti di marmo e granito che sarà costruito solo parzialmente per il sopraggiungere della guerra e la Fondazione Guglielmo Marconi istituita come ente morale e destinata a promuovere lo studio e la ricerca nel campo delle radiocomunicazioni e la conoscenza dell’opera del grande scienziato bolognese; nel 1941 costruirono un mausoleo realizzato dall’architetto Piacentini, dove saranno traslate le spoglie di Marconi.

Molte altre cose sono successe nel 1938 a Bologna, ma siamo dell’idea che queste possano bastare per farci riflettere e per non commettere gli stessi errori del passato.