Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1948…

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Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1948…

Benvenuti al settimo appuntamento con la Rubrica dei 130 anni di Bologna.
Oggetto della nostra riflessione oggi è il 1948. Fu un anno pieno di eventi e fatti importanti di tipo culturale, sportivo, storico e politico.

Dal punto di vista sportivo, Bologna vide la conquista del diritto di partecipazione al campionato di serie A, da parte di una nuova squadra di pallacanestro di nome Gira la cui origine, di natura ciclistica, risale al 1946 grazie all’iniziativa di alcuni tifosi del Girardengo. Fu così che cominciarono i primi infuocati derby tra le squadre cittadine nella centralissima Sala Borsa.La Virtus vinse inoltre il campionato di pallacanestro superando la Ginnastica Roma per 39 a 26.

Il 4 aprile 1948 nacque inoltre la famosa Unione Italiana Sport Popolare (UISP) ed essendo Bologna sempre stata al passo coi tempi, sorse subito dopo il Comitato provinciale UISP bolognese che tenne i primi campionati nazionali dal 15 al 18 settembre e il suo primo congresso italiano dal 19 al 22 settembre.
Ai campionati parteciparono più di 2000 atleti.

Bologna vide quell’anno la fine della navigazione sul canale Navile.
Dei 24 barconi in funzione, in grado di trasportare fino a 100 quintali di merce per 300 lire di pedaggio, dell’energia idraulica fornita dal canale per opifici e mulini, dei 10 sostegni o chiuse azionate da dipendenti del Genio Civile, del riso della bassa trasportato in città attraverso il Navile fino agli anni Trenta, non rimase attivo nulla, nonostante gli impianti fossero ancora perfettamente funzionanti.

Dal punto di vista socio-politico, venne inaugurata La nuova Casa del Popolo di San Donato sul terreno di una stalla, dalla Federazione bolognese del PCI.
I primi finanziamenti giunsero da contadini e ortolani della zona. La costruzione avvenne grazie al lavoro dei volontari. La Casa del Popolo fu sede dei partiti di sinistra e della Cooperativa di consumo.

Di lì a poco, Giovanni Enriques, figlio del grande matematico e scienziato positivista Federigo, divenne presidente della Zanichelli e con l’aiuto di amici e collaboratori, Enriques promosse la Zanichelli come leader dell’editoria scolastica e scientifica.

Nel 1948 ebbe poi inizio la brillante carriera di uno degli imprenditori più grandi e famosi al mondo: Ferruccio Lamborghini.
Egli, esperto meccanico originario di una famiglia contadina di Renazzo, decise di trasformare i veicoli abbandonati dopo la guerra dagli Alleati, in trattori.
Da un auto militare segata dopo i sedili anteriori, senza tetto e parabrezza, diede vita al primo trattore modello Carioca.
Fu poi solo nel 1963 che egli cominciò a concentrare il suo interesse nella fabbricazione di automobili sportive di alto livello.

Dopo la fine della guerra, nel momento in cui cessarono i bombardamenti i bolognesi si misero a ricostruire la loro amata città, i monumenti e gli edifici di spicco, fra cui la chiesa di San Francesco, a cura del Soprintendente Alfredo Barbacci, che fu gravemente danneggiata durante gli attacchi aerei del 24 luglio e del 25 settembre 1943 e fu proprio nel 1948 che venne riaperta al culto.

 

Triste aspetto di questo periodo fu ovviamente la disoccupazione industriale causata dal secondo scontro mondiale. Essa toccò livelli mai visti raggiungendo le 40.000 unità.
Molte fabbriche stentarono a riprendersi. Dalle più grandi alle minori, subirono bombardamenti e trasferimenti di impianti o si trovarono ad affrontare problemi di riconversione e ammodernamento tecnologico.

La Ducati, ad esempio, nonostante fosse la maggiore industria dell’area bolognese, non pagava regolarmente i suoi operai dall’agosto dell’anno precedente. Fu solo dal 3 marzo 1948 che cominciò ad operare in gestione controllata dal Tribunale di Milano, con un nuovo Consiglio d’Amministrazione proposto dal Fim (Finanziamento Industrie Meccaniche) e oscurando i fratelli Adriano, Bruno e Marcello Ducati aventi 3,5 miliardi di debiti. Nell’aprile 1948 chiuse lo stabilimento di Bazzano, risorsa vitale per quella parte del territorio provinciale e la maggior parte degli operai cercarono impiego in altre aziende.

Altro grande esempio è quello della fabbrica di ceramiche e laterizi Barbieri & Burzi, che il 19 dicembre 1947 cominciò a licenziare personale senza motivo, tra cui il direttore tecnico Giorgio Barnabà, ex partigiano e organizzatore della resistenza ai nazifascisti nella fabbrica, per sostituirlo con un uomo di fiducia della proprietà; fu così che i lavoratori indirono scioperi ad oltranza, occupando lo stabilimento e autogestendone la produzione.

L’unico lato positivo della situazione, fu lo sviluppo di un grande senso di solidarietà per cui operai e contadini della provincia offrirono somme in denaro e prodotti della terra agli scioperanti.
Vennero organizzati numerosi cortei di solidarietà che spesso sfociavano in in manifestazioni per la difesa del lavoro e il sindacato fece sì che la vertenza Barbieri & Burzi assumesse un valore emblematico: il proprietario della fabbrica, Giorgio Barbieri, era infatti in quel periodo il presidente della locale Assoindustria.

Il problema disoccupazione colpì anche le campagne, cominciarono a vedersi i primi miglioramenti solo dai primi anni Cinquanta, quando la produzione e l’occupazione tornarono a superare i livelli prebellici.

A Bologna, come nelle altre città italiane, l’Amministrazione optò per un piano di ricostruzione che investì solo le zone distrutte dai bombardamenti. Per stimolare l’iniziativa privata e la ripresa occupazionale consentirono la ricostruzione di alti palazzi per abitazioni e uffici e furono privilegiate le zone attorno a via Lame e via del Borgo, pesantemente colpite dai bombardamenti.

Interessante fatto fu inoltre il ritrovamento in Austria con successivo rimpatrio dei treni della ferrovia Casalecchio-Vignola nelle stazioni di Oetzal e Landek. Esso era stato requisito dall’esercito tedesco durante la guerra. La linea venne riattivata completamente solo nel 1955, dopo la ricostruzione del ponte sul Panaro nei pressi di Vignola, ma dal 1967 venne chiusa al traffico passeggeri e riservata al trasporto di merci.

Venne inaugurata poi la linea di autobus Circolare che percorreva i viali attorno alle mura cittadine. La linea, servita da 8 autobus, fu subito fra le più affollate, con più di 10.000 passeggeri al giorno.

Importante evento che caratterizzò l’anno 1948 fu poi l’attentato all’onorevole Togliatti, guida storica del partito comunista italiano, nel pomeriggio del 14 luglio, che diede inizio ad uno sciopero generale spontaneo.

Nelle principali fabbriche vennero organizzati presidi operai e cominciarono a circolare armi. Alcuni operai si barricavano nelle officine e si preparano a resistere ai caroselli della polizia, realizzando chiodi a tre punte, come durante la Resistenza. Qualcuno portava armi, vennero sistemate in cima ai capannoni alcune mitragliatrici e migliaia di persone giunsero dalla periferia e dai paesi della provincia per partecipare agli assalti alle sedi dei partiti di destra, come il PLI, l’Uomo Qualunque e il MSI. Altri ancora tentarono di circondare la Prefettura e la Questura, ma vennero cacciati dalla polizia, a suon di sassate e raffiche di mitra.
La mattina del 15 luglio vide gli scontri più violenti davanti alla Camera del Lavoro di via Marconi nei quali la polizia caricò duramente, sparando sui lavoratori. Diversi avversari politici o rappresentanti delle forze dell’ordine vennero aggrediti, un po’ dappertutto si tennero comizi non autorizzati. Le notizie rassicuranti sulla salute di Togliatti (e i successi di Gino Bartali al Tour de France) contribuirono a calmare le acque.
A Bologna il bilancio fu di 40 feriti; in Italia furono 20 i morti, oltre 600 i feriti e un migliaio gli arrestati.

La nostra Bologna ha tanto da raccontare, non avremo mai abbastanza spazio per approfondire ogni avvenimento.
Sappiamo per certo che è sempre riuscita a uscire da periodi bui e momenti difficili a testa alta, ad aiutare chi necessitava di una mano e a combattere per ciò che è giusto.