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Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1968…

E’ arrivato anche il nono appuntamento con la Rubrica dei 130 anni di Bologna e l’anno protagonista di oggi è il 1968.

Un anno di manifestazioni, eventi e movimenti, un altro anno importante per la vita di Bologna.

Finalmente il 1968 vedrà terminare gran parte dei lavori di restauro successivi ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fra cui quello relativo al Teatro Anatomico dell’Archiginnasio, distrutto dal bombardamento del 29 gennaio 1944, che recuperò il suo originale splendore grazie anche alla prontezza del soprintendente Alfredo Barbacci che subito dopo l’incursione si era preoccupato di recuperare il maggior numero di statue, di elementi emblematici e decorazioni lignee.

Orgoglio della provincia di Bologna fu poi il passaggio delle cave di gesso di Zola Predosa dalla ditta IECME, alla Gessi Emiliani e il successo che quest’ultima riuscì a ricavarne. Essi innovarono i metodi di estrazione, introducendo la coltivazione industriale in galleria, metodo che incrementò esponenzialmente la produzione giornaliera, passando dai 60 quintali al giorno ai 3.500 quintali.
Fino al 1991 la Gessi Emiliani S.p.A. continuò l’attività estrattiva, in seguito si dedicò solo a quella di trasformazione.

Il 1968 fu un anno innovativo anche dal punto di vista del diritto del lavoro, fu inaugurata la nuova sede INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) in via Gramsci e vennero apportate alcune migliorie ai contratti interprovinciali di monda del riso a favore delle mondine forestiere fra cui:
– la possibilità di dormire su materassi di resina invece che sulla paglia;
– il diritto a 500 gr di pane, 60 gr di fagioli, 1/4 di litro di latte e una porzione di 300 gr di riso o pasta ogni giorno.
– il diritto a un taglio di formaggio da 400 gr e altrettanto di carne alla settimana.

Ahimè in un anno le probabilità che non accadano sfortunati eventi sono poche e il 1968 fu segnato da un’improvvisa esplosione, che il 19 febbraio alle 23,45 venne udita in tutta la città e distrusse l’edificio di via Passarotti n. 13 nel quartiere Bolognina, provocando diversi morti e feriti. L’episodio ebbe grandi ripercussioni in tutta Italia, poiché aprì un dibattito sulla sicurezza dell’utilizzo del gas metano nelle abitazioni.
Tra le immediate prove di solidarietà verso le vittime ci fu una raccolta di 800.000 lire tra gli abitanti della Bolognina.

Quando pensiamo al ’68 però non possiamo che fare riferimento al Movimento del Sessantotto, quel fenomeno socio-culturale che vide la nascita di grandi movimenti di massa eterogenei (comprendevano infatti operai, studenti e gruppi etnici), che con la loro forte carica di contestazione contro i pregiudizi socio-politici influenzarono i paesi di tutto il mondo.

Bologna, da città universitaria quale era ed è, non avrebbe mai potuto tirarsi indietro e infatti ci volle poco affinché cominciassero le prime agitazioni.

La prima occupazione fu a Magistero e si diffuse a macchia d’olio in altre facoltà dell’Ateneo
Da un articolo apparso su “Il Giorno” il 10 maggio, a Bologna risultarono occupate le facoltà di Medicina, Scienze politiche, Magistero, Fisica, Giurisprudenza e Lettere. In alcuni casi gli studenti ebbero anche l’appoggio di professori e incaricati.

Davanti all’Università americana Johns Hopkins di via Belmeloro, si svolse una manifestazione durante una conferenza del segretario della NATO, Manlio Brosio e un corteo studentesco percorse le strade del centro con slogan per la pace nel Vietnam e contro le basi americane in Italia.

Un gruppo di studenti americani protestarono contro i bombardamenti in Vietnam con tanto di veglia in piazza Minghetti e due giorni di sciopero della fame.

Anche l’Istituto di Fisica “Augusto Righi” dell’Università venne occupato per settanta giorni dagli studenti e l’8 aprile un gruppo di docenti, alcuni dei quali molto noti in campo scientifico, effettuarono una contro-occupazione. Gli studenti in risposta picchettarono l’ingresso per isolarli e occuparono la sede centrale dell’Università. La mobilitazione a Fisica provocò poi le dimissioni del Direttore prof. Marcello Ceccarelli (che appoggiava gli studenti) e del Rettore Felice Battaglia.

Tre furono poi gli eventi emblematici di quest’anno in città:

  • Jean Paul Sartre, il filosofo, fra gli studenti dell’ateneo;
  • L’apparizione a sorpresa dei Living Theatre durante un’occupazione universitaria;
  • il concerto di Jimi Hendrix al Palasport di piazza Azzarita

I ragazzi sfilavano con la richiesta di “contare di più”. Uno dei temi fondamentali della festa dell’unità di quell’anno fu l’internazionalismo del partito, la battaglia contro le dittature e l’impegno antimperialista.

Fra le agitazioni e movimenti del ’68, in questo caso per i diritti sul lavoro, abbiamo poi il caso della fabbrica di abbigliamento Pancaldi & Co, che vide gli scioperi e i picchetti delle operaie insoddisfatte, costrette a condizioni di lavoro insostenibili, che combatterono per ottenere indennità di cottimo e di mensa.
L’accordo che venne siglato prevedeva le indennità richieste, nuove pause retribuite nei settori più pesanti, una riduzione dell’orario e i riassorbimento dell’intero organico.

Molti altri furono gli eventi accaduti e molte altre le manifestazioni poiché Bologna non è mai stata in grado di rimanere indifferente, non è mai stata in grado di fregarsene, al contrario, Bologna partecipa attivamente e combatte alla continua ricerca di giustizia, solidarietà e libertà.