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Rubrica dei 130 anni di Bologna: nel 1978…

Il 1978, un anno per la nostra rubrica solo apparentemente tranquillo, poiché ha visto la città coinvolta in un vortice di eventi culturali, tafferugli politici, movimenti e addirittura attentati.

Dal punto di vista culturale troviamo l’apertura del circolo di cultura cinematografica Angelo Azzurro presso il circolo Pavere di via del Pratello, che darà poi vita al cinema Lumière a Bologna con i migliori film d’autore.

Viene inoltre prodotto il film tv “Disonora il padre” tratto dal romanzo di Enzo Biagi interamente ambientato nella nostra Bologna.

Nelle sale dell’ex Sala Borsa venne allestita la mostra “Macchine Scuola Industria” per celebrare il centenario dell’istituto tecnico Aldini Valeriani. L’esposizione ricostruì, anche attraverso efficaci modelli di macchine idrauliche, l’assetto industriale della città in periodo moderno e Bologna non potè che apparire come la “città della seta“, ricca di opifici e mulini attivi lungo i numerosi canali, oramai scomparsi.

Durante i lavori di costruzione di un capannone industriale a Ca’ dell’Orbo, Castenaso, furono ritrovate alcune tombe villanoviane; cominciò così una campagna di scavi, che portò al recupero di 93 tombe risalenti all’VIII secolo a.C.

Atro avvenimento che in un primo momento sembrerà avere poca importanza fu l’uscita del primo album di Vasco Rossi “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, dj e animatore di Punto Radio, una piccola emittente di Zocca divenuta poi una delle radio libere più seguite in Italia, che gli permise di diventare il Vasco che conosciamo oggi.

Tra il 26 e il 28 giugno, nell’ambito delle “Feste musicali” organizzate da Tito Gotti, si svolse inoltre nei dintorni di Bologna la performance artistico-musicale “Il treno di John Cage”: tre escursioni in treno (sulle linee Bologna-Porretta, Bologna-Ravenna, Ravenna-Rimini) guidate e progettate da Cage, riconosciuto protagonista dell’avanguardia artistica e musicale. L’evento si svolse nel corso del viaggio sulle carrozze ferroviarie e alle stazioni di fermata e si basava sulla registrazione e l’interazione di suoni ambientali, prodotti dal treno e dalle persone presenti.

Dal punto di vista sociale oltre che culturale, quell’anno aprì in via Ugo Bassi un negozio di parrucchiere decisamente innovativo, l’ Orea Malià (che in greco moderno significa “bei capelli”), nato per essere un luogo in cui i giovani potessero “farsi i capelli”, ma anche comunicare, incontrarsi, ascoltare musica e dipingere. In poco tempo esso diventò un locale di tendenza, frequentato anche dai protagonisti della new wave cittadina, da Francesca Alinovi a Vasco Rossi, da Roberto Freak Antoni a Andrea Pazienza, visitato da artisti e cantanti quali i Duran Duran, Boy George, Eros Ramazzotti, i Matia Bazar, ma anche da giovani che semplicemente desiderassero “far parte di uno stile ben preciso”.
Secondo Pier Vittorio Tondelli, il locale assomigliava, più che a un parrucchiere, a “un salotto, un piano bar, o un videogame, una disko o uno studio televisivo, o un loft newyorchese”.
Il giornale di moda “Vogue” lo definiva “l’aeroporto della comunicazione”.

Questo fu inoltre l’anno in cui nacque niente po po di meno che l’ANT, l’Associazione nazionale per la cura a domicilio degli ammalati di tumore, grazie al lavoro del Professor Franco Pannuti, primario della divisione di oncologia dell’ospedale S. Orsola, a sostegno della dignità della vita (Eubiosia) come diritto più importante per l’umanità. Nel 1985 venne fondato l’ODO (Ospedale Domiciliare Oncologico), unico in Italia.

Con l’entrata in vigore della legge 180/78 che decretava la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici provinciali, chiuse anche il Roncati di Bologna. Nella sede di via S. Isaia rimase solo un servizio specializzato di igiene mentale.

Il 1978 vide però anche la più grave tragedia ferroviaria mai avvenuta nel bolognese. A Murazze di Vado, all’altezza di Monzuno, una frana sulla linea Direttissima provocò lo scontro tra il locomotore del Lecce-Milano e la Freccia della Laguna in corsa verso Firenze.
Il bilancio fu di 48 morti e 76 feriti, tra i quali alcuni calciatori del Verona.

Ciò che però caratterizzo maggiormente Bologna in questo periodo fu il terrorismo diffuso di matrice “movimentista”: nei primi mesi del 1978 la città subì “72 attentati dinamitardi o incendiari“, contro sedi politiche e sindacali, un comando dei vigili urbani, uffici di professionisti, negozi, sedi universitarie e linee ferroviarie

Una delle vittime che ebbe maggior risalto fu Roberto Rigobello, ventunenne operaio vicino agli ambienti dell’Autonomia bolognese che fu ucciso dalla polizia durante una “rapina politica” alla filiale di via Beverara della Banca del Monte, provocando così un’escalation di azioni terroristiche.
Secondo “Il Resto del Carlino”, gli autonomi bolognesi agivano ad imitazione delle Brigate Rosse, impegnate nel clamoroso sequestro dell’on. Moro a Roma il 16 marzo, il cui successivo assassinio, portò migliaia di cittadini bolognesi ad interrompere la giornata lavorativa per accorrere in piazza Maggiore a testimonianza della propria fedeltà alle istituzioni repubblicane. Una petizione popolare contro il terrorismo, aperta già all’inizio dell’anno, raggiunse le 300.000 firme.

Queste poche righe non saranno mai sufficienti a descrivere ciò che la città ha passato nel corso degli anni, ma ci piace pensare che il nostro piccolo contributo possa incuriosire i lettori spronandoli a cercare maggiori informazioni sulla nostra amata BOLOGNA.