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Cominciamo ad avvicinarci ai giorni nostri, ci troviamo infatti nel 1988, a 100 anni dall’apertura della nostra Torinese1888 e Bologna non smette di stupirci con la sua cultura, le sue vittorie, le sue conquiste in ogni campo.

Quell’anno abbiamo ottenuto il primato della città con l’orologio solare più grande d’Italia, costruito in una corte del PEEP Cavedone da Giovanni Paltrinieri. Esso presenta infatti un quadrante a semicerchio di 36 metri di diametro, un primo gnomone che proietta le ore dalle 6 alle 18 e un secondo gnomone al lato del grande orologio in grado di definire le date degli equinozi e l’esatta direttrice est-ovest. Allo stesso tempo una meridiana in marmo (facente parte di un programma simbolico che illustra gli elementi archetipi di aria, terra e acqua) riporta dati come la longitudine e la latitudine, i segni zodiacali, l’ora dell’alba e del tramonto.

Fra gli orgogli di Bologna quell’anno rientrò inoltre Alberto Tomba, che portò a casa ben due medaglie d’oro dalle Olimpiadi invernali di Calgary e al suo rientro venne celebrato con caroselli di auto nel centro e con un “pellegrinaggio” fino alla sua casa di Castel de Britti.

Nel 1988, però, la Torinese1888 festeggiava il suo centesimo anniversario, ma non era l’unica, anche la nostra amata Alma Mater festeggiava il suo IX Centenario e in occasione di tale avvenimento si susseguirono importanti incontri e avvenimenti:

  • venne inaugurata la nuova Aula Magna dell’Università di Bologna. Situata nella ex chiesa di Santa Lucia, in via Castiglione essa è stata ricavata nell’abside assieme ad altre aule minori.
  • Papa Giovanni Paolo II fece la sua seconda visita a Bologna, atterrando in elicottero ai Giardini Margherita per consegnare al rettore dell’Università il nuovo codice di diritto canonico nell’Aula magna di Santa Lucia, per una visita in Rettorato e successivamente per incontrare gli studenti in piazza Maggiore.
  • I rettori di 500 università europee firmano la Magna Charta delle Università durante una solenne cerimonia in piazza Maggiore, alla presenza del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e di numerose autorità, che raccoglieva i principi che costituiscono, “come la Carta dei Diritti dell’Uomo, il comune denominatore dell’Europa del sapere”.
  • Il 5 maggio vennero conferite le Laurea honoris causa al re di Spagna Juan Carlos di Borbone, accompagnato dalla regina Sofia e dal rettore del Collegio di Spagna Valdecasas in giurisprudenza e qualche tempo dopo al grande Nelson Mandela, leader politico sudafricano e attivista nella lotta contro la segregazione razziale che, essendo ancora rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Polsmoor, mandò Johnny Makatini dell’African National Congress.

Altro evento a sfondo artistico e culturale fu la 4° Edizione della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, importante manifestazione internazionale a carattere itinerante durante la quale la città si trasformò in una sorta di bazar dell’arte, in cui venivano esposte produzioni di venti discipline: dalle arti visive alla narrativa, dal teatro al fumetto e alla moda.

Per la rassegna estiva “Bologna sogna” furono coinvolti alcuni palazzi storici della città con spettacoli e concerti. Nell’ex manicomio Roncati, dove si tengono concerti jazz, venne ricostruito un piccolo museo della follia, con alcuni pezzi storici, come la macchina dell’elettroshock e la gabbia ferrata. Vi si svolse anche uno spettacolo teatrale scritto da Francesco Freyre, con Antonio Albanese che compì una sorta di visita guidata attraverso le sofferenze e la disperazione dei malati di mente.
A Palazzo Poggi si tenne l’ultimo concerto del famoso Quartetto Cetra e, mentre i comici e le letture di prosa spopolavano all’Archiginnasio, nel chiostro di San Domenico si tenevano concerti sacri e nel cortile di palazzo Re Enzo spettacoli di burattini. Alla vigilia di ferragosto la rassegna si chiuse in piazza Maggiore con il festival della canzone dialettale bolognese.

Di non poco risalto fu poi l’emissione della sentenza al processo in corte d’Appello di primo grado che riuniva i vari filoni d’indagine sulla strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Vennero infatti condannati all’ergastolo quattro estremisti di destra, come esecutori materiali: Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco. Vennero inoltre inferti dieci anni per depistaggio a Licio Gelli, Francesco Pazienza e a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte del Sismi e condannati per banda armata numerosi neofascisti, tra cui gli stessi Mambro e Fioravanti.

Dal punto di vista urbanistico, fu chiusa per la prima volta alle auto la cosiddetta T del centro storico, formata dalle vie Indipendenza, Ugo Bassi e Rizzoli e venne restaurato il Nettuno nella casa di legno allestita dallo scultore Mario Ceroli dopo innumerevoli dibattiti e polemiche.
Il ripristino dell’intera fontana fu assegnato a due grandi maestri operanti a Bologna: Giovanni Morigi per i bronzi e Ottorino Nonfarmale per le parti in marmo. Situata nel primo cortile di palazzo d’Accursio, la Casa del Nettuno, che per Ceroli è una vera casa “affogata in fondo al mare … dove abita un dio buono”, consentiva ai cittadini bolognesi di seguire da vicino il restauro del Gigante, come uno spettacolo “di grande dignità”. Era previsto che al termine dei lavori il contenitore del restauro (“finalmente qualcosa di diverso dalla solita baracca”) fosse messo a disposizione della Galleria d’Arte Moderna e anche il cantiere della fontana sulla piazza del Nettuno venne trasformato in un punto mostra, con una struttura multifunzionale “che ospitava il lavoro all’interno e l’informazione all’esterno”.
Di sezione circolare e tangente al piedistallo della fontana, l’involucro era coperto da una cupola trasparente che consentiva una buona illuminazione interna. Sulla parete esterna vi erano pannelli con notizie storiche e tecniche.

Situata in uno scantinato a due piani nel cuore della città, sul retro del teatro Arena del Sole, a due passi da via Indipendenza, aprì l’Isola nel Kantiere, un centro sociale occupato, che divenne negli anni successivi il più avanzato laboratorio di sperimentazione dell’hip hop e del rap italiano. Ogni primo sabato del mese vi si svolgevano serate chiamate Ghetto Blaster (“The world is a ghetto, our music is a blaster”), con spettacoli animati da dj, rappers e graffitisti quali Soul Boy, DJ R, Speaker Dee Mo, Papa Ricky, DJ Gruff, durante i quali il microfono e il palcoscenico erano a disposizione di tutti. Durante i suoi tre anni di vita all’Isola si attuarono le esperienze più diverse: dall’hip hop, al cyberpunk, dall’arte post-industriale ai trash movies di “Nuovo cinema inferno”. Il centro sociale venne però sgomberato nell’agosto 1991, ma la nuova sede promessa, in un ex magazzino delle farmacie comunali, non venne più assegnata.

Come sempre questi sono solo alcuni degli eventi che caratterizzarono la Bologna del 1988, ma emblematici dello spirito della città, della sua vitalità, cultura e intraprendenza.